Allevatori protestano, abbandonati dopo il sisma

Sono arrivati nella capitale armati di coraggio, prodotti tipici e animali. Gli allevatori delle zone terremotate di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo hanno manifestato a Montecitorio con slogan e cartelli chiedendo meno burocrazia, un rapido intervento del Governo, una veloce erogazione dei fondi. Sono 250.000 le aziende interessate nei 131 comuni colpiti dal sisma di 7 mesi fa. La situazione resta ancora difficile. Molti borghi sono andati distrutti, il turismo è calato. Si rischia lo spopolamento forzato di interi Paesi. Le scosse hanno colpito un’area che ha prevalentemente un’economia agricola fatta di coltivazioni pregiate e di allevamenti. Ecco perché è importante sostenere concretamente queste aree che sono poi quelle di una parte significativa del made in Italy. “1.400 stalle e fienili da ricostruire, 33 stalle temporanee funzionanti. È la prova provata che non sta funzionando la macchina della ricostruzione. Abbiamo bisogno di risolvere tutte quelle pieghe di burocrazia e di assurdità che stanno frenando questo tipo di percorso”. 2,3 miliardi di euro i danni a strade e infrastrutture nelle aree rurali calcolati dalla Coldiretti. Come si recupera questo patrimonio? “Cominciando a dare delle risposte precise”, sottolinea uno dei Sindaci dei comuni colpiti nelle Marche. “L’occasione è unica e soprattutto è quella di riaffermare il principio di un sostegno economico generalizzato alle aziende colpite dal terremoto”. Tra gli interventi urgenti gli organizzatori della protesta hanno individuato piani di decontribuzione a favore di famiglie e imprese già operanti, misure di defiscalizzazione per chi investe nei territori colpiti e incentivi per favorire la ripresa del turismo.


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