Ancora morti in mare, 13 vitime su gommone alla deriva

Ancora vittime dell’immigrazione nel canale di Sicilia. Al largo delle coste libiche sono stati recuperati tredici corpi. Erano su quattro gommoni alla deriva, nel Canale di Sicilia. A bordo, in totale, 500 persone. Sale così a 55, negli ultimi dieci giorni, il numero di chi ha perso la vita tentando la traversata del Mediterraneo, un numero enorme. Lo conferma l’Alto Commissariato alle Nazioni Unite per i rifugiati, che proprio oggi ha lanciato un nuovo allarme: il 2016 si appresta a diventare l’anno peggiore, l’anno con il maggior numero di vittime. Secondo l’UNHCR, ad oggi, a due mesi dalla fine dell’anno, si contano almeno 3.740, tra morti e dispersi. Poco meno dei 3.771 registrati nel 2015, finora l’anno più nero. Un bilancio drammatico, nonostante sia in diminuzione il numero di persone che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Le cause dell’incremento delle vittime, secondo l’Alto Commissariato, sono diverse. Circa la metà di coloro che attraversano il Mediterraneo per arrivare in Italia si imbarca dal Nordafrica, rotta notoriamente pericolosa. I trafficanti stanno inoltre utilizzando imbarcazioni di qualità sempre più scarsa, tra cui fragili gommoni che troppo spesso non resistono all’intera durata del viaggio. Tra le cause anche il maltempo, ma soprattutto, quel che sta cambiando, sono le tattiche dei trafficanti, che sempre più spesso decidono di organizzare partenze in massa, di migliaia di persone in contemporanea. Ma le misure per salvare vite ci sono, continua a ripetere l’UNHCR: rafforzare l’accesso a percorsi regolari per i rifugiati è, ad esempio, una delle strade. Una delle tante.

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