Delitto di Cornuda, nei computer la verità di Sofyia

Saranno i cinque computer di Sofiya Melnik, la donna trovata senza vita nel Trevigiano, a raccontare la sua vita, le sue frequentazioni, e soprattutto spiegare che cosa è successo quella sera del 15 novembre scorso, quando è scomparsa. Gli investigatori non hanno dubbi che si sia trattato di omicidio e propendono per la pista dell’omicidio suicidio. Ad uccidere la quarantatreenne ucraina sarebbe stato il suo compagno Pascal Daniel Albanese, il cinquantenne che si è suicidato undici giorni dopo la scomparsa della donna. Dopo aver tollerato per anni i suoi tradimenti, non avrebbe sopportato l’idea di perdere definitivamente Sofiya, che aveva deciso di andare a vivere con un medico trevigiano. A denunciare la scomparsa della donna era stato un uomo che Sofiya frequentava, un geologo settantenne emiliano, che le pagava anche il mutuo della casa. Ma Sofiya, stando al racconto delle amiche, aveva deciso di cambiar vita, dopo aver conosciuto un medico sessantenne, dal quale avrebbe voluto anche un figlio. Nella villetta a Cornuda, nel Trevigiano, sono stati trovati non solo cinque computer portatili, ma anche otto hard disk esterni, due smartphone, una telecamera, una macchina fotografica, un tablet e due TomTom, sui quali potrebbero essere registrati gli ultimi spostamenti della donna, prima di sparire nel nulla. Un’immagine di una telecamera di sorveglianza riprende l’auto di Sofiya attorno alle 18.30 verso il Monte Grappa. Poche ore dopo, secondo gli investigatori, la donna sarebbe stata uccisa. Alle 20.19 dal suo cellulare parte un messaggio al medico con il quale aveva un appuntamento quella sera: “Devo vedere un’amica che è in crisi”, si legge. Ma secondo gli investigatori è stato il suo assassino a spedire quel messaggio. Intanto l’autopsia ha stabilito che Sofiya non è stata uccisa con armi da fuoco o da taglio, ma probabilmente è stata strangolata, dopo essere stata picchiata.


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