Migranti, Lampedusa ricorda la strage del 3 ottobre 2013

La notte del 3 ottobre 2013 un barcone carico di migranti si ribaltò a poche miglia da una delle spiagge più belle del mondo, l’Isola dei Conigli di Lampedusa: 168 uomini, donne e bambini eritrei rimasero intrappolati nel peschereccio colato a picco in pochi istanti. Si salvarono solo quelli che sapevano nuotare e gli altri fortunati avvistati dai pescatori e dagli abitanti dell’isola che si trovavano in mare quella notte. Mentre sull’isola si ricorda il terzo anniversario della strage più grave mai avvenuta vicino alle nostre coste, la conta delle vittime non si ferma. Nell’indifferenza generale, mentre i Paesi europei si affrettano a costruire barriere e innalzare muri, in quell’unica frontiera che non si può chiudere, migliaia di disperati continuano a perdere la vita cercando di salvarla da quella morte certa a cui nei loro Paesi, che siano dell’Africa subsahariana o del Medioriente, sarebbero condannati. Quella del Mediterraneo si conferma la rotta più letale per le popolazioni in fuga da guerre e persecuzioni. Si muore perché i soccorsi non arrivano in tempo o per il panico che si scatena a bordo nel momento in cui i soccorsi si avvicinano. Succede il 18 aprile 2015, quando un mercantile si avvicina a un peschereccio stracolmo di migranti. Una manovra sbagliata provoca il ribaltamento della barca che affonda, portando con sé più di 700 persone. Erano state chiuse a chiave nella stiva. Il recupero dei loro corpi e del relitto avverrà dopo più di un anno. Secondo l’UNHCR il 2016, con i 3.500 migranti morti o dispersi in mare, si avvia a diventare un anno record. Finché non si vedono, le vittime restano per molti solo numeri senza volto, ma eccole le immagini. Arrivano il 26 maggio 2016, una sequenza impressionante, un naufragio ripreso in diretta dalle navi della Marina che si avvicinavano per soccorrere i migranti. Per 300 persone non ci sarà scampo. Quelle immagini sono difficili da dimenticare, ma nessuno riesce o vuole fermare le stragi dei profughi. Il 21 settembre, a largo dell’Egitto, un’altra pietosa conta delle vittime: 200 i corpi recuperati, altrettanti finiti in fondo al mare dentro una barca diventata la loro bara. Da quel 3 ottobre 2013 i morti e i dispersi hanno superato quota 11.000.

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