Morte Varani, suicida in carcere Marco Prato

Ci aveva già provato all’indomani dell’omicidio di Luca Varani: il 5 marzo 2016 si era chiuso in un albergo a Piazza Bologna a Roma tentando il suicidio. Stavolta Marco Prato, accusato insieme a Manuel Foffo di quel terribile assassinio, si è tolto la vita nel carcere di Velletri. Nessuno si è accorto di nulla, neanche il suo compagno di cella che stava dormendo. Prato è entrato in bagno all’una di notte, ha infilato la testa in un sacchetto di plastica respirando il gas della bomboletta in dotazione per cucinare. E sulla mancanza di controllo per un detenuto così a rischio è già polemica. Una vita diventata forse intollerabile per Marco Prato dopo quella notte allucinante del 4 marzo quando Luca Varani, attirato in un appartamento del Collatino per partecipare a una quarantott’ore di sesso e droga, era stato sedato, reso inoffensivo e poi aggredito a colpi di martello e coltellate. Domani Prato avrebbe avuto l’udienza del processo a suo carico. Aveva scelto il rito ordinario professandosi innocente, a differenza di Foffo, reo confesso e condannato a trent’anni con rito abbreviato. In una lettera lasciata in cella Prato scrive “non ce la faccio più” e parla di menzogne dette sul suo conto e di eccessiva attenzione mediatica. In un’intervista recente, rilasciata tramite i suoi legali, aveva detto: “Non chiamatemi mostro. Io non ho ucciso Luca. Non sono stato io a colpirlo con il martello e con i coltelli. La verità è che non ho avuto il coraggio di fermare Manuel. Ero succube della sua personalità. Lo amavo”. Un rapporto morboso tra i due giovani, condito dalla droga e fatto di eccessi e trasgressioni sfociati in una notte di follia e di violenza. Per l’accusa entrambi hanno ucciso, entrambi sono ugualmente responsabili dell’orrenda fine di Varani. In quell’intervista Marco Prato lamentava la sua nuova condizione carceraria a Velletri: “Non faccio nulla. Non ci sono attività. Sto steso tutto il giorno a letto. Non c’è rieducazione ma mera espiazione”. E alla domanda “che cosa direbbe a Foffo?” Marco Prato rispondeva così: “Manuel, abbandona l’odio. Così come mi hai lasciato andare a morire, ora lasciami vivere e restituisci la verità a quella notte”. La sua verità non la sapremo mai. Per l’avvocato della famiglia Varani la morte di Marco Prato è una tragedia nella tragedia.


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