Ponte sullo Stretto, messinesi divisi su costi e benefici

Ponte sì, ponte no: è il tormentone che da decenni interessa i siciliani. Un progetto che viene tirato fuori dal cassetto con cadenza quasi annuale da ormai cinquant’anni e, come sempre, divide chi è favorevole e chi è contrario. Basta fare un giro a Messina per capire che c’è divisione tra i cittadini. “Il ponte sì, purché abbia un inizio e pure una fine, perché è una bella opera, in effetti, se viene fatta, e porterà un po’ di movimento, occupazione, lavoro”. “Il ponte sullo Stretto è una favola, ormai, è diventata una favola. Sarebbe per me un grande sviluppo, se lo fanno”. “Potrebbe portare, secondo me, lavoro. Io sono favorevolissimo”. “No, non è inutile dal punto di vista strutturale, non è inutile dal punto di vista economico, ma è inutile dal punto di vista dell’utilità”. “Per me avrebbe un impatto ambientale bruttissimo”. Chi è assolutamente contrario alla realizzazione dell’opera è il sindaco Renato Accorinti. Lui del ponte non vuol nemmeno sentire parlare. I soldi – dice – devono essere utilizzati per altro. “È l’opera più inutile, devastante, costosissima, antieconomica che mai in Italia sia stata pensata. Noi abbiamo bisogno di una grande opera che è la messa in sicurezza del territorio. Il ponte sullo Stretto è al centro tra la Sicilia e la Calabria, dove le infrastrutture trasportistiche, a cominciare dai treni, non esistono. Abbiamo la peggiore ferrovia d’Europa. Certamente noi chiediamo a testa alta, con la schiena dritta, quello che ci serve. Ci servono le ferrovie, veramente, e qui per fare le ferrovie dignitose occorrono decenni, con miliardi e miliardi di euro. Il ponte è un pezzettino, sono tre chilometri: a che cosa servirebbero tre chilometri nel deserto?” E intanto, tra annunci e smentite, Calabria e Sicilia restano separate da tre chilometri di mare.

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