Ponti a rischio collasso nel Pavese

Quattro blocchi di cemento da una parte e dall’altra, uno stratagemma per rimpicciolire la carreggiata e sbarrare l’accesso ai camion più pesanti, come quello che il 28 ottobre ha fatto cadere il cavalcavia nel lecchese uccidendo una persona. Sul Ponte della Becca, provincia di Pavia, il Po lo attraversano solo le macchine per una ragione semplice e inquietante: la struttura non è considerata sicura. Nel 2011, dopo una piena importante del Po, fu deciso di aggiungere delle stampelle, così vengono chiamate. Sono dei piloni di acciaio senza i quali il ponte sarebbe tecnicamente caduto. Un’impalcatura aiuta a sostenere le parti metalliche ammalorate. Soldi, quindi, ne vengono spesi. Quasi 2,5 milioni l’ultimo stanziamento. Pochi, però, per far fronte alle esigenze di manutenzione di una struttura così grande e vecchia, usati per di più con una logica che appare quella di mettere una toppa dopo l’altra per far fronte all’emergenza del momento, con il rischio sottinteso, ovvio, che la prossima emergenza possa coinvolgere l’incolumità delle persone. Le lastre di cemento armato su cui poggia l’asfalto della strada appaiono visibilmente deteriorate in punti diversi del ponte. Non bastasse il colpo d’occhio, a lanciare l’allarme, dopo una serie di perizie tecniche, è stata direttamente la Provincia di Pavia, e cioè l’ente responsabile dei ponti stradali sul Po, con un rapporto presentato ai sindaci del territorio in cui si parla letteralmente di situazione da brividi. “Sono in stato di fatiscenza in molte parti. Quindi, è un problema di età”. “Magari cent’anni fa non c’erano nemmeno i TIR così pesanti come oggi”. “Certo, senza ‘magari’, e neanche un’intensità di traffico come oggi. Oltre a questo, l’erosione del fiume ha fatto la sua parte”. E così il traffico pesante è dirottato tutto sul ponte di Bressana, che è a due piani. Sopra i veicoli e sotto i treni, una iper sollecitazione alla struttura, che sta creando problemi anche qui. “C’è qualcuno che ha il terrore, che preferisce andare, ad esempio, all’ospedale di Voghera e non a quello di Pavia, che è molto più attrezzato, proprio per evitare di passare da questo ponte. E ci sono delle mattinate dove le code dei camion sono incredibili, quindi sono pesi che vanno sopra. Tenga conto che su 30-35.000 veicoli giornalieri tra il 10 e il 15 per cento sono veicoli pesanti. Le manutenzioni, purtroppo, si fanno sempre e solo all’ultimo momento, soprattutto quando diventa di moda il problema”. Se il responsabile dei ponti dice che sono a rischio crollo la domanda è “Perché non li mettete a posto?”. “Abbiamo le risorse e non le possiamo utilizzare. Sa perché? Perché c’è il Patto di stabilità da rispettare e non ci sono deroghe sulle situazioni di emergenza o sulle priorità, perché magari abbiamo in avanzo d’amministrazione risorse che noi ci siamo procurati. Non possiamo utilizzarle perché non chiudiamo il bilancio, perché negli ultimi tre anni lo Stato ha chiesto a tutte le Province, e alla Provincia di Pavia in particolare, 55 milioni di euro che servono per coprire i costi dei decreti fiscali. Dovendo far credere che le Province sono state abolite bisogna portar via loro anche le risorse. Il risultato è che non abbiamo più le risorse o ne abbiamo poche. Le Province ci sono ancora e le funzioni fondamentali, come la manutenzione dei ponti, sono lì”.


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