Rapporto cybercrime, Ocse: vittime 2 italiani su 10

Non è ancora maggiorenne e già torna in Italia con una richiesta di estradizione. Lombardo, trasferito con la famiglia all’estero, per lui era stato disposto un mandato di arresto europeo in Gran Bretagna per abusi sessuali sul fratellino, dieci anni più piccolo di lui. Tutto per compiacere un’amica virtuale. Lei lo aveva conquistato in rete raccontando di avere 17 anni e tutte le fantasie che un adolescente può sognare; una fidanzatina virtuale dietro la quale si nascondeva un pedofilo quarantenne. Dall’arresto di quest’ultimo lo scorso luglio la Polizia è risalita ai minori e all’orrida storia fatta di una manipolazione 2.0. Il ragazzo, riportato in Italia, ha confermato tutto: un’amicizia nata su Facebook, la seduzione del proibito, la richiesta di abusare del fratellino e di inviare il materiale pedopornografico che racconta i loro incontri. E così la casa viene violata wireless, senza contatto. Dal rapporto dell’OCSE il 20 per cento degli utenti italiani della rete ha registrato problemi di sicurezza su internet. Con Grecia, Ungheria e Portogallo condividiamo un’insufficiente informazione sul cyber crime, anche nei confronti dei servizi più diffusi come l’home banking e l’e-commerce. Un Paese in cui ci si fida senza sapere, ma si sa quel tanto che basta per navigare nel deep web, la rete sommersa. Con Stati Uniti, Germania, Francia, Corea e Russia l’Italia è il Paese che più utilizza l’onion routing, un sistema di comunicazione che consente l’anonimato in messaggi incapsulati in strati di crittografia, come una cipolla appunto.


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