Sisma, a Norcia riemerso fiume dopo 37 anni

Provati da mesi di scosse e mossi dalla voglia di restare nei loro borghi, vicino alle loro case e alle loro aziende, a Norcia c’è anche chi deve fare i conti ancora una volta con la natura, perché la scossa del 30 ottobre ha cambiato la fisionomia di questi luoghi. Fino al 29 ottobre quello che vedete alle mie spalle era un campo coltivato. Con la scossa del 30, delle 7.40, è venuto fuori il fiume Torbidone, dopo trentasette anni. Si pensi che era rimasto sommerso con il sisma del 1979. Ha travolto campi e strade, e ora si presenta così: un corso d’acqua che crea tanti problemi a chi con fatica sta cercando di rialzarsi, come Pasqualino, che ogni mattina accompagna la mamma alla loro azienda. Hanno il bestiame, e ora quello che era un piccolo rio è un fiume, che secondo quanto ci racconta, corre 350 litri al secondo rispetto ai 10 litri all’ora di prima. “Il problema è grande, perché l’acqua ancora non defluisce e ha allagato tutti i campi, come potete vedere. Non ho dove portare le bestie e farle pascolare. Già si vive male con il fatto del terremoto, però essere terremotato e alluvionato non è una bella cosa”. Al lavoro per ripristinare l’alveo del fiume c’è l’Esercito, impegnato da mesi nelle regioni colpite. “Si è creato un problema idrogeologico, con degli allagamenti, quindi stiamo partendo da valle con la sistemazione dell’alveo del fiume, per risalire poi pian piano verso la sorgente e, quindi, permettere il deflusso corretto delle acque. È un lavoro estremamente importante e anche molto delicato, anche perché comunque il tempo comincia a essere inclemente”. Viabilità, corsi d’acqua, la terra che ancora si muove e l’inverno che sta arrivando: sono i disagi che ancora si vivono nelle zone colpite, che toccano la quotidianità di chi si è sistemato in camper o in roulotte, ma anche di chi è in hotel e ogni giorno torna qui.


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