Anticipo pensionistico: come funziona

È la sperimentazione forse più attesa del nuovo pacchetto pensioni. Per l’APE servono tre requisiti e si potrà chiedere in tre situazioni. Anzitutto, il lavoratore deve avere almeno 63 anni di età, devono mancare non più di tre anni e sette mesi alla maturazione dei requisiti per andare in pensione, l’importo della quale non deve essere inferiore a una soglia che sarà fissata nella legge di stabilità. L’anticipo può essere chiesto su base volontaria da chi vuole lasciare prima l’impiego, da chi si trova in condizioni di bisogno oppure, infine, in casi di crisi aziendale. In pratica, per il periodo coperto dall’APE, la banca eroga al pensionando un assegno che poi sarà restituito, una volta iniziata la pensione vera e propria, in rate mensili per vent’anni, indipendentemente dalla durata dell’anticipo. Con il rimborso si perde, quindi, una parte dell’assegno pari al 6 per cento circa per ogni anno d’anticipo. Quindi, al massimo, la penalizzazione può arrivare a circa il 20 per cento. Quantifichiamo nel concreto. Un lavoratore che si ritira un anno prima e ha una pensione di 800 euro netti al mese deve calcolare per vent’anni un taglio di 53 euro. Questo sacrificio sale a quasi 160 euro nel caso di pensione anticipata di tre anni. Per chi percepisce, invece, un assegno più corposo, ad esempio, da 2.500 euro netti al mese, un anno di anticipo comporta un taglio da 166 euro. La percentuale a cui si rinuncia è, quindi, del 4,6 per cento, livello che sale a oltre il 9 per cento in caso di anticipo di due anni e al 14 per cento per i tre anni, con decurtazione di quasi 500 euro al mese; tagli che saranno meno incisivi nelle due tipologie di APE social e aziendale. Il primo caso è previsto per i lavoratori svantaggiati, perché disoccupati, con problemi di salute, con disabili a carico o impiegati in attività considerate gravose, che saranno stabilite ed elencate prossimamente. In tutti questi casi il taglio dell’assegno è più piccolo perché riguarda solo la parte dei contributi che il lavoratore ha scelto di non versare usufruendo dell’anticipo. Della parte restituzione alle banche, infatti, si fa carico lo Stato. Stesso discorso anche per l’APE aziendale prevista nei casi di crisi aziendali o anche solo per favorire il turnover, ossia l’ingresso di dipendenti più giovani in luogo di quelli più prossimi all’età pensionabile, perché sarà il datore di lavoro a farsi carico di restituire i soldi alla banca, fermo restando che il pensionando rinuncia a una piccola parte dell’assegno per i contributi non versati.

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