Banche venete, chi rischia di perdere i risparmi

Comunque andrà a finire con Popolare Vicenza e Veneto Banca qualcuno ci perderà dei soldi, tanti soldi, a partire dal Fondo Atlante, la creatura che delle due venete è il principale azionista avendo versato un anno fa nelle sue casse 3,5 miliardi. Quattrini ad altissimo rischio evaporazione con conseguenti perdite ripartite fra tutte le banche italiane che su spinta del Governo hanno contribuito alla sua nascita, in primis Intesa e UniCredit, ma anche le Fondazioni bancarie, nonché Cassa depositi e prestiti, società controllata dallo Stato. Il novero degli azionisti non finisce qui. Ci sono i piccoli soci, imprenditori e famiglie: sarebbero circa 170.000, ripartiti in misura simile tra i due istituti e che negli ultimi anni hanno già visto sostanzialmente azzerare il valore delle loro partecipazioni. L’elenco dei denari che rischiano di andare in fumo non finisce qui: c’è infatti il popolo degli obbligazionisti. Il Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan più volte ha detto che saranno pienamente garantiti i correntisti e chi ha i bond senior, quelli tradizionali. Stiamo parlando di 13 miliardi di euro di titoli venduti dalle due banche, a cui si aggiungono altri 10 miliardi di obbligazioni coperte dallo Stato per dare liquidità agli istituti. In pratica resta fuori chi ha comprato le obbligazioni subordinate, quelle che per loro natura sono più rischiose. Che cifra è in gioco? Si tratta in totale di 1,3 miliardi. È altamente probabile che almeno 155 milioni di obbligazioni subordinate siano possedute direttamente da famiglie, visto che sono state vendute in tranche di massimo 10.000 euro. E non è detto che in tempi non sospetti qualche risparmiatore non abbia speso, per esempio, la liquidazione quando si sono piazzati lotti da 50.000 euro. L’ipotesi che le subordinate vengano azzerate è alta. In questo caso chi ce l’ha perderebbe tutto quanto investito. Non è escluso, comunque, che si possa trovare una soluzione per dare un ristoro, per limitare le perdite, come nel caso delle quattro banche salvate dal Governo due anni fa.


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