Banche venete, gli scenari dopo intervento Intesa

E adesso che succede? L’annunciato intervento di Intesa Sanpaolo sulle due banche venete in crisi da un lato aumenta le possibilità di salvezza di Popolare Vicenza e Veneto Banca, dall’altro però, andando a incidere su singole attività dei due istituti, rimescola completamente le tessere di un puzzle già molto complicato. La trattativa in corso da mesi tra Tesoro e Bruxelles, infatti, si basava sul presupposto che lo Stato ci avrebbe messo i soldi per garantire la continuità delle due banche con la cosiddetta ricapitalizzazione precauzionale, ma se i due istituti saranno spezzettati questa via cade e bisogna ripartire daccapo. Le parti sane delle due Venete finiranno al gruppo guidato da Carlo Messina e ci sarà quindi da gestire tutto il resto, cioè le ingenti fonti di perdite. Per smaltire questa montagna di attività problematiche oltre che per garantire il futuro dei lavoratori in esubero servono un sacco di soldi che dovrà mettere lo Stato. Il Governo, ha più volte ribadito il ministro dell’economia Padoan, vuole evitare che scatti il bail-in: la normativa europea che prevede sacrifici per azionisti, obbligazionisti e grandi correntisti, e punterebbe alla liquidazione ordinata delle attività rimaste fuori dal perimetro d’intesa. Le regole europee prevedono che lo Stato possa fornire un supporto economico alla liquidazione. Si parla di un intervento cospicuo di almeno 5 o 6 miliardi ma serve l’okay delle autorità europee oltre a nuove norme che allarghino i paletti del decreto salva banche del dicembre scorso, quello che stanziava i 20 miliardi utilizzati in parte nel salvataggio di MPS e che in teoria non si potrebbero usare in questo caso. Solo se tutti questi tasselli andranno a posto, Banca Intesa comprerà al prezzo di un euro quel che di buono c’è nelle due banche.


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