Giganti senza tasse, via libera del Senato a web tax

In attesa che l’Europa dia corpo a un sistema per far pagare tutte le tasse alle multinazionali digitali, abili nell’aggirare il fisco, con risparmi miliardari, il nostro Paese fa da sé e mette nero su bianco la web tax, un provvedimento che dovrebbe frenare l’elusione fiscale. La proposta, approvata dalla commissione bilancio del Senato nell’ambito della manovra in discussione in Parlamento, potrebbe cambiare alla Camera, anche perché, al momento, il quadro è da riempire. L’idea è di applicare una tassa del 6 per cento sui ricavi delle transazioni elettroniche. Quali siano in concreto questi servizi, lo deciderà, entro aprile prossimo, il ministero dell’economia con un decreto. L’entrata in vigore è prevista per il primo gennaio 2019 e le stime indicano un gettito di 114 milioni di euro nel primo anno, che a regime, secondo i promotori della misura, dovrebbe aumentare. Ben che vada, insomma, i primi soldi all’erario arriveranno tra due anni. Per far pagare questa tassa ai colossi che non hanno una sede in Italia, la famosa mancanza di stabile organizzazione che permette loro di spostare all’estero i ricavi, saranno le banche a trattenere il 6 per cento di quanto incassano i colossi del web. Sono previsti, poi, meccanismi per non far pagare questa tassa alle imprese digitali italiane, che altrimenti subirebbero due volte lo stesso balzello. E ancora: sono escluse dalla web tax le imprese agricole e le piccole aziende che pagano il fisco a forfait. Insomma, l’obiettivo è colpire i giganti che nel nostro Paese versano meno tasse delle aziende tradizionali. Per avere un’idea, ricordiamo come l’anno scorso, le principali società dell’hi-tech hanno versato all’erario solo 11,7 milioni di euro, e sfruttando le scappatoie legali e i paradisi fiscali, questi giganti, tra il 2012 e il 2016, hanno risparmiato, a livello mondiale, 69 miliardi di euro.


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