La Bce lascia invariato il costo del denaro

Appuntamento al 26 ottobre. Sarà nella prossima riunione che la Banca Centrale Europea prenderà le sue decisioni sulle misure straordinarie di sostegno ai mercati, il famigerato quantitative easing, il programma di acquisto di tutta una serie di titoli tra cui quelli di Stato con cui da marzo 2015 la BCE sta inondando i mercati al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. E, sorpresa, non è scontato che si decida per un inizio di rallentamento. Il Governatore Draghi lo ha detto chiaro e il perché è presto detto: la ripresa è sì solida, ma l’obiettivo di inflazione primario nello statuto della BCE non è ancora vicino. Infatti, Francoforte, mentre ha alzato le previsioni di crescita del PIL per il 2017, portandole al 2,2 per cento dal precedente 1,9, nel contempo ha abbassato le stime sui prezzi al consumo. Come mai questa anomalia, visto che di norma una maggior crescita spinge verso l’alto i prezzi? Per effetto del rafforzamento dell’euro. “La recente volatilità del tasso di cambio, spiega Draghi, rappresenta una fonte di incertezza, che richiede di essere monitorata per le sue implicazioni sulla stabilità dei prezzi nel medio termine”. Insomma, serve ancora un po’ di tempo per vagliare tutti gli elementi e un’inflazione ancora lontana dall’obiettivo del 2 per cento potrebbe indurre l’Eurotower a proseguire, se non addirittura a rafforzare, il piano di stimoli deludendo così i desideri tedeschi di un graduale ritiro. Nel frattempo, costo del denaro confermato a zero e chiare indicazioni che sarà così ancora a lungo. Per tutto il resto, se ne riparla dopo le elezioni in Germania.


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