Monte dei Paschi è ufficialmente controllata dallo Stato

Ora è ufficiale: Monte dei Paschi di Siena, la banca in attività più antica al mondo è dello Stato. Il salvataggio riporta così le lancette dell’orologio indietro di 22 anni, quando l’istituto toscano venne privatizzato nell’ambito dell’ampia cessioni di società iniziata negli anni Novanta. Il Tesoro adesso ha poco più del 50% del Monte, frutto degli assegni staccati per evitare il fallimento. Ma questa quota è destinata a salire entro la fine dell’anno al 70%, con l’obiettivo, entro il 2021, di ridare la banca al mercato. Col salvataggio pubblico, infatti, adesso una parte consistente della proprietà dell’istituto risulta in mano a chi possiede i bond subordinati, quelli più rischiosi, trasformati in azioni. Poiché però chi ha questi titoli li potrà cedere allo Stato in cambio di nuove obbligazioni più garantite, ecco che Siena finirà per diventare pubblica per quasi tre quarti. L’intera operazione, approvata dalla BCE, rappresenta la prima tappa verso la rinascita del Monte, una resurrezione avvenuta grazie all’intervento statale, dopo che la ricerca di 5 miliardi sul mercato per evitare la bancarotta era fallita. E non era la prima volta che l’Istituto andava a caccia di fondi per risollevarsi: dal 2011, quattro volte Siena ha cercato nuovi capitali, per un totale di 10 miliardi bruciati. Ma per trovare l’origine dei guai di Rocca Salimbeni, bisogna andare ancora più indietro, al 2007, all’acquisizione di Banca Antonveneta per 9 miliardi, una cifra eccessiva, per Siena, che ha generato voragini, in parte ripianate con prestiti pubblici, e uno strascico di scandali e inchieste.


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