Ultimatum Ue, le sfide che attendono il governo

Non solo scambi epistolari con Bruxelles. Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, al Forum economico di Davos, lavora per le scadenze immediate, ma con un occhio anche ai prossimi mesi, che si preannunciano complicati. La prima urgenza è mettere mano alla legge di bilancio di quest’anno. L’Italia ha appena ricevuto dalla Commissione europea una lettera con la richiesta di una correzione del deficit dello 0,2 per cento del PIL. Bruxelles ritiene che il bilancio 2017 si discosti dal percorso di miglioramento dei conti pubblici concordato con l’Unione. La cifra – come è noto – è pari a circa 3,4 miliardi di euro. Padoan ha parlato di usuale interlocuzione con le autorità europee. La sua risposta è attesa entro il 1° febbraio e conterrà i motivi che, secondo Roma, giustificano le cifre scritte nella manovra, nella speranza di non doverle cambiare. Nel contempo, Via XX Settembre dovrà già iniziare a ragionare sulla prossima manovra, visto che il DEF, il Documento di economia e finanza, che la prepara, va pubblicato in primavera. Bisognerà affrontare uno dei punti chiave della legge del 2017, che per oltre metà è servita a scongiurare l’aumento dell’IVA. Le clausole di salvaguardia, ossia gli impegni ad aumentare alcune tasse per ridurre il disavanzo nei conti, sono state rinviate al prossimo anno. Per il 2018, se non si trovano soldi altrove, scatterà un aumento dell’IVA per 18 miliardi di euro, con effetti negativi sui consumi e, quindi, sulla già asfittica crescita italiana. In più, sullo sfondo si avvicina la spada di Damocle della BCE. A dicembre, infatti, scadrà il programma di acquisto di titoli di Stato da 60 miliardi di euro al mese. Se non sarà prorogato o se sarà drasticamente ridimensionato, vorrà dire anche un probabile aumento del costo degli interessi per il nostro debito pubblico, visto che le mosse di Draghi tendono anche a mantenere stabile il mercato dei titoli di Stato. Non siamo preoccupati – ha fatto sapere Padoan da Davos – perché stiamo gestendo bene il nostro debito pubblico e perché c’è un altro lato della medaglia. Con tassi più elevati – ha aggiunto – le banche avranno più spazi per fare profitti, e questo aiuterà a migliorare i loro bilanci e il credito a famiglie e imprese.


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