Attentati a Parigi, in pochi minuti 130 morti

La lunga notte di Parigi e dell’Europa inizia alle 21:20 del 13 novembre. La dichiarazione di guerra al mondo da parte dei terroristi dello Stato islamico comincia da qui, dallo Stade de France. Tre kamikaze, a distanza di una quindicina di minuti l’uno dall’altro, attivano le loro cinture esplosive e si fanno saltare in aria vicino allo stadio dove si stava giocando Francia-Germania. Il primo morto, oltre agli attentatori, è qui. Si tratta dell’autista di un pullman che stava accompagnando alcuni tifosi all’amichevole. Parigi in quelle ore è sotto assedio. I target dei terroristi diventano caffè e bistrot del X e XI arrondissement. 400 colpi sparati e 39 persone rimaste a terra in pochi minuti. Il primo colpo è alle 21:25. Uomini a bordo di una macchina nera aprono il fuoco sui clienti del ristorante Le petit Cambodge e di un bar vicino. Alle 21:36 un uomo da solo spara a raffica e fa strage tra la folla al caffè La Belle Equipe. Più o meno in contemporanea, negli stessi minuti, un altro attacco e altri morti al caffè La Bonne Bière. Sono le 21:32. Alle 21:40 l’esplosione al 253 di Boulevard Voltaire, dove c’è un ristorante. Ma è al Bataclan il bilancio più grave degli attentati di Parigi. Mentre era in corso il concerto degli Eagles of Death Metal i terroristi entrano in sala e iniziano a sparare all’impazzata sulla folla e, dopo il blitz della polizia, si fanno saltare in aria. Muoiono in tutto 90 persone. Tra loro c’era anche l’italiana Valeria Solesin. Chi aveva organizzato tutto questo? Il coordinatore delle stragi fu Abdelhamid Abaaoud, ucciso cinque giorni dopo gli attentati di Parigi nel blitz della polizia contro il covo di Saint-Denis. Lui è la mente di un attacco concepito in Siria, ma pianificato in Europa, a Molenbeek, un sobborgo di Bruxelles, grazie ad un gruppo di amici. Al puzzle della ricostruzione di quello che è successo quella notte mancano ancora dei pezzi, tasselli tutti più o meno legati alla figura di Salah Abdeslam, l’unico superstite degli attentati, che non parla dal momento della sua cattura.


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