Bando migranti bis, Iraq non più in lista nera

Sarà molto più difficile sfidarlo in tribunale. Il nuovo bando firmato ieri dal Presidente Trump appare giuridicamente più solido e – sottolinea il Procuratore generale di Washington Bob Ferguson, che aveva iniziato la battaglia legale contro il primo ordine esecutivo – risolve molte delle criticità. Anzitutto l’Iraq, paese alleato fondamentale contro lo Stato islamico, non fa più parte della lista nera, in cui restano invece Iran, Siria, Yemen, Somalia, Libia e Sudan. Ma anche per questi paesi il divieto d’ingresso non riguarderà chi è già in possesso di carta verde o di un regolare visto e si prevedono eccezioni per chi ha avuto già visti in precedenza per ragioni di studio o affari. Non solo, sembra anche decadere l’ipotesi di accettare da questi paesi solo rifugiati che fanno parte di una minoranza religiosa. Il nuovo bando entrerà in vigore solo fra dieci giorni, per permettere agli aeroporti e ai viaggiatori di organizzarsi ed evitare il caos scaturito dopo il primo ordine. Trump piazza, dunque, un altro tassello importante per la sua Amministrazione, nel giorno in cui fra l’altro i Repubblicani hanno presentato la loro proposta per sostituire la riforma sanitaria di Obama, che prevede l’abolizione dell’obbligo di acquisto di un’assicurazione e dei sussidi previsti da Obama, che vengono invece rimpiazzati con crediti fiscali proporzionali a reddito ed età. Rimangono ancora molti dubbi, però, sulle coperture economiche per questa nuova misura, il cui iter in congresso si annuncia lungo e complesso. Mentre, sul fronte interno, Donald Trump deve anche fare i conti con le tensioni con l’FBI. Dopo aver bollato come inaccettabili le perplessità avanzate dal Direttore del Bureau James Comey sulle accuse partite dalla Casa Bianca contro Barack Obama e le presunte intercettazioni dei telefoni della Trump Tower durante la campagna elettorale, Trump ha corretto il tiro, confermando la sua fiducia in Comey, anche se nessuna smentita finora è arrivata dal Presidente rispetto ai sospetti sollevati sul suo predecessore.


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