Corea del Nord, Putin contrario a nuove sanzioni

La Corea del Nord minaccia e quella del Sud risponde avviando il ciclo di esercitazioni navali. A due giorni dal sesto test nucleare di Pyongyang, Seul muove nel mare del Giappone una fregata da 2.500 tonnellate, una motovedetta da 1.000 e altre unità al servizio di incursioni rapide. La guerra è ancora di nervi, ma è chiaro che il comportamento del dittatore Kim Jong-un sta mettendo a dura prova la pazienza in primis degli Stati Uniti e preoccupa gli alleati cinesi e russi. Enough is enough, quando è troppo è troppo, ha sbottato al Consiglio di sicurezza straordinario dell’ONU, convocato nella giornata di lunedì, l’ambasciatrice statunitense Nikki Haley. Tutte le opzioni sono sul tavolo, ha ribadito il Presidente Donald Trump durante un colloquio telefonico con la cancelliera Angela Merkel. L’inquilino della Casa Bianca ha anche voluto rassicurare Seul ipotizzando la vendita di armi all’alleato per molti miliardi di dollari. Merkel si è trovata d’accordo sulla necessità di aumentare la pressione internazionale su Pyongyang. L’obiettivo – ha osservato la cancelliera – resta una soluzione pacifica. La Germania si impegnerà in Europa perché l’Unione approvi nuove sanzioni. Rispetto, però, a questa ipotesi si è espresso il Presidente russo Vladimir Putin, giudicandola futile e inefficace, considerato che Pyongyang ha armi atomiche e che un conflitto potrebbe portare a una catastrofe globale. E la Cina? Pechino sembra incontrare non poche difficoltà nel gestire il suo protéger. L’ambasciatore di Pechino a Palazzo di Vetro ha invitato l’alleato a smetterla con azioni sbagliate che rischiano di deteriorare la situazione della penisola. Peccato che Kim Jong-un sembra proprio non volerci sentire.


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