Forze curde su due fronti, Isis assediato a Raqqa e Mosul

Raqqa è ancora lontana, ma la capitale del sedicente stato islamico è già teatro di scontro per chi la libererà e soprattutto per chi la governerà. Raqqa è in Siria, ma il regime di Damasco ancora non sa se resterà abbastanza al potere per vedere la caduta degli jihadisti dell’ISIS. Raqqa è araba, sottolinea oggi la Turchia, con Ankara spaventata dalla possibilità che i primi ad entrare nella città possano essere i curdi delle forze democratiche siriane, sostenuti dagli Stati Uniti, ma considerati dalla Turchia alla stregua dei terroristi contro i quali combattono. Per arrivare a Raqqa, nel cuore del Califfato, le incognite sono tante, a cominciare da cosa farà la Russia, alleata del contestato Presidente siriano Bashar al-Assad. L’annuncio dell’inizio dell’offensiva verso Raqqa, che i combattenti curdi hanno, non a caso, affidato ad una donna, è stato accolto da segnali di nervosismo internazionale, ma ha anche dato l’avvio a nuovi raid aerei della coalizione a guida americana contro postazioni jihadiste in città, mentre scontri tra ISIS e forze curde sono segnalati a circa 40 chilometri dalla capitale del Califfato. Intanto, in un’altra roccaforte dello Stato islamico, l’irachena Mosul, l’esercito combatte strada per strada nella zona orientale della città, avvolta, però, da una pesante nube tossica, dopo che i jihadisti hanno dato fuoco a 19 pozzi petroliferi per tentare di rallentare l’avanzata delle forze regolari e dei loro alleati, con i peshmerga curdi che, nel frattempo, sono entrati a Bashiqa, a poca distanza da Mosul, ma ancora nelle mani dell’ISIS. E gli jihadisti contrattaccano con un’ondata di attacchi suicida su autobombe. Secondo i comandanti iracheni ce ne sono stati 100 sul fronte orientale e 140 su quello meridionale.

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