Il vertice sulla Libia all'Eliseo che penalizza l'Italia

Non è la prima volta che si incontrano, ma è la prima volta che lo fanno in Francia sotto l’ala protettrice dell’Eliseo. Da una parte l’uomo di Tripoli, Fayez Al Sarraj, dall’altra il signore della Cirenaica, generale Khalifa Haftar. In mezzo, stritolata, l’Italia che di stare ad un tavolo negoziale ne avrebbe avuto più che il diritto con sei anni ad arginare le nefaste conseguenze che hanno portato alla dissoluzione della Libia, ma che il neo Presidente Emmanuel Macron dimentica di invitare ad una trattativa che, probabilmente, neanche c’è, ma che nelle intenzioni di Parigi dovrebbe ufficialmente approdare alla costituzione di un unico esercito libico ed ufficiosamente a sfruttare, quando arriverà il momento, le ricchezze e la posizione strategica del Paese nordafricano. Mentre, dunque, l’Italia è impegnata a salvare i profughi e a fronteggiare come può l’emergenza sbarchi che ci consegna l’anarchia della Libia attuale, Parigi pensa a ritagliarsi il ruolo di partner speciale della Libia del futuro, attratta com’è dai suoi asset sotto embargo e, soprattutto, dal suo petrolio. Per farlo finge di sostenere Sarraj ed appoggia, invece, l’avversario Haftar. Non è casuale infatti la riapertura, ad esempio, degli impianti da parte anche della Total francese, concorrente della nostra Eni, in un territorio controllato proprio dal generale di Tobruk, negli accordi per la suddivisione dei proventi raggiunti dallo stesso Haftar con il boss incontrastato del greggio libico, Mustafa Sanalla, a capo della National Oil Company. Proponendo la creazione di un esercito unificato libico, Macron fa, dunque, gli interessi di Haftar, che dal punto di vista militare è già più forte raccogliendo il consenso di Egitto ed Emirati Arabi, che dell’ex generale di Gheddafi ed ex collaboratore della CIA sono i maggiori sostenitori. Con queste premesse la questione migranti scivola, dunque, a Parigi su un piano di sola facciata perché se Macron rafforza l’asse con Tripoli, l’emergenza resta incessante solo sulle nostre coste, le prime raggiungibili dalla Libia.


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