In Kurdistan voto storico per l'indipendenza

Nessuno tranne i curdi vuole questo voto, ma i seggi sono aperti, seggi dove arriva subito Masoud Barzani, Presidente proprio di quel Kurdistan iracheno che però dall’Iraq vuole staccarsi. Eventualità questa che spaventa non solo la Baghdad del premier sciita Haider al Abadi, ma che soprattutto la confinante Turchia difficilmente riuscirà ad accettare, anche se il risultato sembra già scritto. Barzani arriva, dunque, al centro elettorale di Saladino, nel nord della capitale, a Erbil, per votare sì all’indipendenza, come farà molto probabilmente la maggior parte degli oltre 5 milioni di curdi chiamati ad esprimersi sul referendum. Il problema, in una delle aree più esplosive del pianeta, non è però conoscere l’esito già scontato delle urne, il nodo sta nel comprendere cosa accadrà dopo, considerando che le prime reazioni sono preoccupati. Ankara ha, infatti, sospeso l’accesso in Turchia a veicoli e camion che arrivano dal Kurdistan, sottolineando il proprio rifiuto ad un referendum che considera privo di base e legittimità legale e si dice inoltre pronta a prendere tutte le misure necessarie per proteggere la propria sicurezza, senza però – ed è questo l’elemento più inquietante – specificare quali. Il referendum è marcato da una forte tensione tra Baghdad ed Erbil. Al Abadi ha fatto appello perché la comunità internazionale interrompa gli acquisti di greggio dal Kurdistan, tentando così di strozzare l’economia della regione autonoma che, come il resto dell’Iraq, ottiene dal petrolio la quasi totalità dei suoi introiti ed ha anche minacciato che saranno prese tutte le misure per proteggere l’unità del Paese, il tutto prima che i seggi aprissero. Ad esito definitivo la possibilità che lo scontro possa inasprirsi sembra quindi estremamente concreta.


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