Iraq, respinto attacco Isis a città occidentale

Una vera polveriera l’Iraq, dove da sette giorni si combatte per strappare Mosul al controllo delle milizie dello Stato islamico. Infuriano i combattimenti intorno alla città. Fonti non controllate parlano di un’estrema ed efferata strategia di difesa da parte delle forze jihadiste nel caso le truppe curde o irachene arrivassero in città. Trincee riempite di petrolio per provocare muri di fuoco. Sostanze chimiche velenose. Civili sistemati come scudi umani sui tetti contro i raid aerei. Inoltre, la città sembra sia minata e disseminata di ordigni artigianali carichi di sostanze nocive. Le forze del califfato, per frenare l’avanzata verso il nord del Paese, lanciano continuamente attacchi in altre città. Oggi è toccato a Rutba, nella provincia occidentale di Anbar. Nei giorni scorsi a Kirkuk, a sud, dove sono morti 80 uomini delle forze di sicurezza di Baghdad. I miliziani dell’ISIS non risparmiano atrocità alla popolazione civile. Esecuzioni di massa e poi le fiamme date a una fabbrica di solfati a Qayyara, centro logistico nell’offensiva verso Mosul. L’incendio è durato quattro giorni. La nube velenosa ha ucciso due persone e ne ha intossicate mille, tra cui tanti bambini. Oggi nuova offensiva dei Peshmerga su Bashiqa, a sud-est di Mosul, mentre da ieri la bandiera irachena sventola sulla chiesa di Bartella, uno dei principali villaggi cristiani a soli dieci chilometri a sud di Mosul. Il segretario alla difesa USA Carter è arrivato ieri a Baghdad e oggi a Erbil per parlare sia con il premier iracheno al-Abadi che con il leader curdo Barzani. Si è discusso anche di quali passi fare per riportare la stabilità nella regione dopo la sconfitta dell’ISIS. Un riferimento alle temute tensioni tra le diverse forze impegnate nella guerra al califfato, le truppe regolari di Baghdad, i Peshmerga curdi, le milizie sciite e quelle sunnite. Quanto a un eventuale intervento di supporto della Turchia in Iraq, Baghdad respinge le pressioni americane. Mosul è una battaglia irachena. Nel frattempo, in Siria da ieri è cessata la tregua. Il presidente Erdogan ha annunciato: “Allargheremo le nostre operazioni nel nord del Paese, entrando con le nostre truppe in città come al-Bab e Raqqa. Dobbiamo preparare un’area libera dal terrorismo”, ha spiegato. Damasco, nel frattempo, rinuncia all’ingresso, per la seconda volta in due mesi, di carri armati turchi sul proprio territorio.


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