Michigan, la somma delle ragioni della sconfitta di Hillary

Gotham City l’ha votata, ma non è stato sufficiente. La sua opportunità lei l’ha lasciata scivolare via. Lo scarto di un soffio, dello 0,27 per cento, poco più di 13.000 voti: tanto separa Donald Trump e Hillary Clinton. La differenza è un macigno. Qui, quattro anni fa, Barack Obama aveva vinto con quasi dieci punti di distacco su Mitt Romney. Nella distanza tra le due performance sta tutta la sconfitta politica della democratica, valida a livello nazionale e che il Michigan fotografa perfettamente. Il Michigan, con la sua città simbolo, Detroit, le tre sorelle, l’industria dell’auto che Barack Obama scelse di salvare e, per questo, nel 2012 venne ricompensato, ma la working class quest’anno non soltanto industriale, anche del Michigan più rurale, ha scelto di credere alle promesse di Donald Trump. “È un tasto dolente per tutti quelli che lavorano qui” ci conferma Stewart. “Le tute blu – dice – guidate dai sindacati hanno sempre votato per i democratici, ma questa volta hanno cambiato idea. I trattati commerciali ci hanno penalizzato. Noi vogliamo un accordo, ma un accordo che sia egualitario e giusto”. Le parole d’ordine di Trump, che hanno fatto breccia qui, come in Pennsylvania, nel Wisconsin, in Ohio. Il Trump che vuole tassare chi delocalizza non è il Romney che avrebbe lasciato Detroit andare in bancarotta. La differenza ha prodotto voti. Se la working class è stata il cavallo di Troia di Hillary, la comunità afroamericana ne è stata la quinta colonna. Qui, come in North Carolina e altrove, molto semplicemente non è andata a votare. “Perché mai dovrebbero?”, commenta Kevin. “Non cambia mai nulla. Le case popolari cadono a pezzi, nelle scuole mancano i libri, le comunità stanno peggiorando anno dopo anno. Obama ci ha dato la riforma sanitaria, è vero” ammette “ma Hillary è solo un disco rotto”. Il risultato è stato che l’8 novembre sono mancati all’appello 130.000 voti, che avrebbero fatto la differenza. Come all’appello non hanno risposto, mai convinti dalla democratica, i Millennials, come chi ammette: “Obama ha fatto grandi cose, ma quest’anno sostiene Trump”. Il popolo che aveva regalato a Obama le chiavi della Casa Bianca, insomma, non ha mai completamente adottato Hillary, che ha sbagliato anche strategia: pochi mezzi, poche presenze. In uno Stato che non eleggeva un repubblicano dal 1988, l’allarme è suonato troppo tardi. Eppure Hillary era stata avvisata. Qui aveva già perso le primarie contro Bernie Sanders.

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