Morto studente Usa appena rilasciato da Corea del Nord

“Quello che è accaduto è un’assoluta disgrazia. Non sarebbe dovuto mai avvenire. Sinceramente, se Otto fosse tornato a casa prima, le cose sarebbero andate diversamente”. Donald Trump è tornato così a parlare della morte del giovane studente americano, rilasciato la scorsa settimana dalla Corea del Nord, già in coma dopo 17 mesi di prigione e deceduto ieri a Cincinnati. L’autopsia sarà cronaca delle prossime ore ma i medici hanno già escluso tracce di botulismo, la malattia che, secondo le autorità nordcoreane, sommata all’utilizzo di sonniferi, ha causato lo stato vegetativo già nel marzo dello scorso anno, un mese dopo l’arresto del giovane. I genitori del ventiduenne accusano, invece, il regime di Pyongyang per le evidenti torture inflitte. A puntare il dito è anche la Casa Bianca mentre la Cina parla di una vera tragedia e si propone di mediare fra le parti per risolvere quest’ultimo capitolo di un’attenzione che si è acuita da quando Donald Trump è alla Casa Bianca e che è destinata a durare, dato che in Nord Corea ci sono ancora tre cittadini americani imprigionati. Intanto questa mattina due cacciabombardieri statunitensi, durante un’esercitazione con la Corea del Sud, hanno deviato dal percorso prefissato per sorvolare la Corea del Nord, un avvertimento neanche troppo velato dopo questa morte che i genitori di Otto hanno definito “annunciata”, viste le condizioni in cui il ragazzo è rientrato negli Stati Uniti. L’unica consolazione è che abbia passato questo ultimo momento circondato dall’amore dei suoi cari che, con l’aiuto del Dipartimento di Stato, sono riusciti a convincere Pyongyang, che lo aveva condannato a 15 anni di carcere per aver rubato un manifesto di propaganda del suo hotel, a rilasciarlo anticipatamente per ragioni umanitarie.


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