Mosul, nuova strage di civili ad opera dell'Isis

L’attacco all’Isis arriva anche dal cuore di Mosul ed è un attacco al quale i miliziani dello Stato islamico rispondono con la brutalità consueta. Da giorni ci sono, infatti, testimonianze di una resistenza interna nelle aree sotto il controllo del Califfato, e nelle ultime ore sarebbero stati due quindicenni a prendere l’iniziativa, uccidendo uno jihadista nella capitale irachena dell’Isis. Poi i due giovani si sono rifugiati in un edificio, ma decine di miliziani hanno circondato la zona, facendo partire un violento conflitto a fuoco. Che ci sia movimento di resistenza popolare agli jihadisti del Califfato sembra essere intanto confermato anche dalle stragi di civili che lo Stato islamico continua a commettere: 232 persone, in gran parte ex membri della polizia e delle forze di sicurezza di Baghdad, sono state uccise negli ultimi tre giorni nel villaggio di Hammam al-Alil, sobborgo a nove chilometri a sud-est di Mosul. Le persone uccise erano state rastrellate e portate nel villaggio del massacro. Si teme ora per la sorte di centinaia di familiari. Parallelamente, il bilancio che fornisce l’esercito iracheno dei morti tra i miliziani è alto: tra gli 800 e i 900 combattenti dello Stato islamico sarebbero stati uccisi dall’inizio dell’offensiva militare, lanciata lo scorso 17 ottobre. L’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto poi sapere di avere addestrato una novantina di medici iracheni delle regioni vicine a Mosul, perché possano rispondere all’eventualità di perdite umane di massa e alla necessità di decontaminare aree eventualmente colpite da armi chimiche. La morsa si stringe attorno all’Isis, ma lo Stato islamico utilizza ogni mezzo per resistere, mentre già si discute proprio sul futuro di Mosul, con la Turchia preoccupata di perdere la sua personale battaglia contro gli stessi curdi che combattono contro lo Stato islamico.

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