Neve e gelo nei campi profughi tra Grecia e Macedonia

Le temperature scendono sotto lo zero, le abbondanti nevicate rendono impossibile la sopravvivenza nei campi profughi ancora affollati e non attrezzati per il rigido inverno. “Da qualche giorno si gela: meno 10, anche meno 12, non abbiamo acqua, è tutto ghiacciato”. Assan Hulla, pachistano, è uno dei tanti migranti che cercano di resistere nel campo di Vagiohori, 45 chilometri da Salonicco. La neve e il gelo, impietosi adesso, colpiscono chi non ha un posto in cui vivere ma anche chi ha rischiato la propria vita tante volte per salvare in mare quelle di chi è in fuga da guerre e persecuzioni. A Lesbo sono state distrutte dall’ultima nevicata le barche dei due pescatori Kostas Pinteris e Thanasis Marmarinos, candidati al premio Nobel per la pace, per la loro incessante azione umanitaria nei confronti di tanti dei 600.000 profughi arrivati in Grecia negli ultimi due anni. “Con questa barca ho salvato tante vite, ho sfidato venti e tempeste per salvare i rifugiati e non ho mai avuto danni. E ora è affondata, in porto. È triste”. “La barca è andata quasi distrutta, per noi è un danno enorme, perché siamo poveri. È un danno enorme”. Per aiutare i due pescatori eroi a ricostruire le loro barche e a riprendere la loro attività sarà destinata qui una parte del premio  Olof Palme  assegnato in Svezia al sindaco di Lesbo, Galinos e al sindaco di Lampedusa, Nicolini, un riconoscimento alla loro leadership ispiratrice nell’assistere esseri umani in fuga da guerra, terrore e miseria.


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