Offensiva imminente su Mosul, ed è allarme profughi

“Le nostre squadre sono pronte a ingaggiare la battaglia contro l’Isis. Aspettiamo solo il via libera alle operazioni dal comandante in capo”. Il conto alla rovescia è cominciato. L’offensiva è ormai imminente. Truppe e mezzi dell’esercito iracheno sono schierati intorno a Mosul, da oltre due anni sotto il controllo dell’Isis. È diventata, di fatto, la capitale del cosiddetto “califfato” in Iraq. Il generale al-Jabouri, capo delle operazioni, conferma l’importanza strategica della conquista della seconda città del Paese e della collaborazione degli jihadisti pentiti. “Mosul è la testa del serpente. Se la distruggiamo, sarà tutto più facile”. “Riceviamo molte chiamate da persone che fanno parte dell’Isis, che vogliono andarsene e darci informazioni e dicono di essere pronte ad aiutare l’esercito iracheno”. La vendetta del sedicente Stato islamico su chiunque sia sospettato di tradimento è feroce e si è già scagliata su una sessantina di uomini accusati di ribellione. Mentre gli jihadisti continuano a rafforzare i sobborghi con trincee, barricate e muri, le organizzazioni umanitarie avvertono sul pericolo che – come già accaduto dopo la liberazione di Falluja – centinaia di migliaia di civili restino intrappolati tra gli scontri e che l’offensiva per la riconquista di Mosul possa generare oltre un milione di profughi. Famiglie che, con l’inverno in arrivo, avranno bisogno di immediata assistenza umanitaria. Dal marzo di quest’anno 150.000 persone hanno tentato la fuga lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul” e nei campi improvvisati, come questo, manca tutto, dal cibo all’acqua, alle medicine. Uomini, donne e bambini dormono per terra all’interno di tende in cui non c’è nulla. Molti feriti avrebbero bisogno di interventi chirurgici e cure mediche. Gli aiuti arrivano a singhiozzo e i volontari avvertono: “La sopravvivenza di migliaia di famiglie è a rischio”.

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