Offensiva irachena, Isis fa strage di civili a Mosul

Sono i civili i primi a pagare il prezzo della battaglia di Mosul. 284 persone sarebbero state uccise per rappresaglia dai miliziani dell’Isis in una esecuzione di massa. I loro corpi sepolti con le ruspe. Uomini, ragazzi e tanti bambini, freddati a colpi di arma da fuoco, secondo una fonte dell’intelligence irachena. Le vittime erano state sequestrate per essere usate come scudi umani contro gli attacchi della coalizione, che stanno costringendo lo Stato islamico a lasciare alcuni quartieri meridionali di una delle due città simbolo per il sedicente Califfato, ovvero la sua capitale irachena. Nella battaglia, lanciata lunedì scorso dalle forze regolari irachene e dai peshmerga curdi, si profila, dunque, ancor più chiaramente il pericolo di una possibile catastrofe umanitaria. Nel tentativo di ostacolare l’avanzata nemica, i miliziani dello Stato islamico hanno anche fatto saltare in aria un impianto chimico per il trattamento dello zolfo, situato a cinquantacinque chilometri a sud del capoluogo, e l’adiacente deposito di solfati. Si è così sviluppato un enorme incendio e ormai sono un migliaio i ricoverati per le esalazioni tossiche sprigionate. L’Isis, nella sua ritirata, abbandona quindi alle sue spalle la consueta scia di distruzione e morte. L’esercito iracheno ha lanciato, intanto, una nuova offensiva, mentre nuovi scontri tra forze curde e miliziani jihadisti sono in corso a Kirkuk, teatro ieri di un violento attacco dello Stato islamico a quello che è il cuore petrolifero dell’Iraq, un attacco costato decine di vittime. La bandiera irachena sventola ora sulla chiesa di Bartella, uno dei principali villaggi cristiani a una decina di chilometri a sud di Mosul. Tutto intorno risuona, però, l’eco di violenti scontri tra le forze irachene e i miliziani dell’Isis, miliziani sempre più stretti tra due fuochi, con la Turchia che oggi ha annunciato di voler ulteriormente estendere le proprie operazioni nel nord della Siria, entrando con proprie truppe in città, come al-Bab, Manbij e Racca. Mentre in Iraq, il Premier Abadi ha ribadito al Ministro della difesa americano Ashton Carter, a sorpresa a Baghdad per seguire le operazioni, che Ankara non potrà giocare alcun ruolo nel futuro controllo di Mosul.


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