Orrore a Mosul, civili appesi ai pali della luce

Il diario degli orrori di Mosul si arricchisce di un’altra pagina. L’ultima denuncia arriva dalle Nazioni Unite: almeno 40 civili, prima trucidati e poi appesi ai pali della luce dai jihadisti in fuga dall’autoproclamata roccaforte del Califfato in Iraq. La loro colpa, aver collaborato con l’esercito di Baghdad, impegnato nella riconquista del capoluogo di Ninive. Tutti i corpi delle vittime indossavano la consueta uniforme arancione, a cui ci ha abituato lo Stato islamico, con su scritto “traditori e agenti delle forze di sicurezza dell’Iraq”. L’eccidio, ferocissimo, risale a martedì scorso, ma la notizia è stata diffusa soltanto oggi. E mentre prosegue la ritirata, ogni giorno più rancorosa dell’Isis, vanno avanti di pari passo le atrocità commesse sulla popolazione. Un uomo di 27 anni sarebbe stato ucciso nel quartiere di Bab al-Jideed, soltanto perché sorpreso a usare un telefonino, nonostante il divieto imposto dai jihadisti. Prosegue però parallela l’offensiva dell’esercito iracheno, coadiuvato dai peshmerga curdi. L’obiettivo, ormai tangibile, è quello di costringere i miliziani dell’Isis a indietreggiare sempre più, fino a perdere posizioni e ad abbandonare Mosul, simbolo del potere del Califfo in Iraq. Gli scontri per ora proseguono, sia nella parte orientale che in quella occidentale della città. In più, c’è il problema degli sfollati: da quando è stata lanciata l’offensiva, lo scorso 17 ottobre, sono circa 45.000 gli sfollati censiti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ma c’è un’altra notizia, che se confermata potrebbe condizionare la battaglia nei prossimi giorni. Secondo il governatore della provincia irachena di Ninive, il leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, non sarebbe più a Mosul. Con ogni probabilità, un segno di debolezza per il Califfo.

EMBED
  • TAG
Tutte le notizie di Sky Tg24
In esclusiva per i clienti Sky

Potrebbe interessarti anche

Tutti i siti sky