Papa in Azerbaijan mai più violenza in nome di Dio

Si toglie le scarpe Papa Francesco per entrare nella moschea di Baku, la capitale dell’Azerbaijan. Nel luogo di culto islamico penetra scalzo, come a tutti richiesto, con accanto lo sceicco dei musulmani del Caucaso che lo guida all’interno. Colloquio privato tra loro e poi il discorso che, anche se rivolto a tutti i leader delle differenti religioni presenti, è pronunciato in moschea, quindi ha un tono particolare verso l’Islam. E Bergoglio usa parole da antico profeta. La voce di troppo sangue grida a Dio dal suolo della terra - dice – e da questo luogo così significativo sale un grido accorato: mai più violenza in nome di Dio. Nella notte dei conflitti che stiamo attraversando è urgente che le religioni ritornino ad essere albe di pace. “Sale il grido accorato: mai più violenza in nome di Dio!”. Giornata conclusa in moschea e apertasi in cattedrale. In una terra erosa dal conflitto intestino del Nagorno Karabakh, enclave cristiana in Paese musulmano, Francesco si rivolge ai cattolici, li ringrazia per avere eroicamente resistito sotto la persecuzione comunista e spiega con ironia il senso del viaggio: “Qualcuno può pensare che il Papa perde tanto tempo. Fare tanti chilometri di viaggio per visitare una piccola comunità di 700 persone. Ma il Papa in questo imita lo Spirito Santo. Anche lui è sceso dal cielo, in una piccola comunità di periferia chiusa nel cenacolo”.

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