Papa in Georgia: teoria del gender, guerra contro matrimonio

Georgia, terra natale di Stalin, dove si tentò di sradicare definitivamente la fede, ma il cristianismo perseguitato ha resistito e Francesco, alla messa nello stadio di Tbilisi, esalta il valore delle donne, le definisce uno dei tanti tesori di questo splendido Paese: nonne e madri che hanno custodito e tramandato la fede in tempi difficili, e continuano a farlo. “Come una madre è Dio − spiega Francesco − che sa asciugare le lacrime e, guardando ognuno di noi, ogni volta si commuove e si intenerisce”. “Per essere grandi davanti all’Altissimo − dice − non bisogna accumulare onori e prestigio, ma essere come bambini”. “Beata la chiesa che non si affida ai criteri del funzionalismo e dell’efficienza organizzativa e non guarda al ritorno di immagine”. La giornata di Francesco è proseguita con l’incontro con i sacerdoti religiosi e seminaristi. “C’è un grosso peccato contro l’ecumenismo: il proselitismo. Mai si deve fare proselitismo con gli ortodossi”. Parla del compito della chiesa di difendere i matrimoni e della guerra per distruggerlo, che si fonda anche sulla teoria del gender. “Tu, Irina, hai menzionato un grande nemico oggi del matrimonio, la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono”. Parole la cui eco risuona nella cattedrale Mtskheta, dove la tradizione dice che è conservata la tunica di Gesù, che gli venne tolta dei soldati romani prima di metterlo in croce. Lì Francesco incontra il patriarca e la chiesa ortodossa, incontro significativo perché la delegazione ortodossa, che era prevista partecipasse alla messa del mattino, non si era, invece, presentata; decisione presa all’ultimo, anche sotto la pressione dei gruppi ultraortodossi che hanno manifestato in questi giorni contro il Papa, definendolo arci-eretico. Rapporti non semplici, dunque, tra le due chiese sorelle, ma separate da distanze che questo viaggio ha contribuito a colmare. Adesso inizia la tappa in Azerbaijan, che si apre con la messa con la comunità cristiana e si conclude con l’incontro con lo sceicco dei musulmani del Caucaso.

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