Pronta offensiva per conquistare Raqqa

L’ultima grande battaglia contro lo Stato islamico dovrebbe scattare nella notte. L’obiettivo è Raqqa, o quel che resta della città siriana che il Califfato ha eletto a capitale. Dopo mesi di bombardamenti, i miliziani dell’Isis mantengono il controllo solo di alcune zone centrali, che includono lo stadio, l’ospedale nazionale e la famigerata piazza usata dagli estremisti islamici per esporre le teste dei loro nemici. Sarà proprio lo stadio il primo obiettivo del Libero esercito siriano, che nell’area opera con l’aiuto degli Stati Uniti. In queste ore già si sentono sporadici colpi di artiglieria, mentre il comando americano parla di almeno una settimana di tempo per prendere la città, e i bombardieri volano sull’area, compiendo raid sempre più pesanti. Una battaglia che mostra, considerando i protagonisti in campo, come la Siria sia ormai terreno di spartizione, ed anche la Turchia oggi ha avviato ufficialmente le operazioni militari ad di Idlib, nel nord-ovest del Paese, affidando per ora l’azione a miliziani siriani controllati da Ankara. Le forze governative, sostenute da quelle russe e iraniane, avanzano, poi, ad ovest dell’Eufrate. Quelle curde, appoggiate dagli Stati Uniti, consolidano infine le loro posizioni ad est del fiume. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan invoca la lotta al terrorismo per giustificare l’operazione, ma è certo che la volontà di ottenere sfere di influenza nella regione sia l’obiettivo primario per le nazioni coinvolte nel conflitto. Idlib è poi da anni fuori dal controllo governativo siriano, ma è ricca di giacimenti di petrolio e gas. Proprio in quest’area, le organizzazioni umanitarie e le Nazioni Unite riferiscono di centinaia di migliaia di civili esposti alle violenze e agli incessanti ed indiscriminati raid aerei.


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