Scontri tra polizia e migranti nella "Jungle" di Calais

La legge della Giungla. Idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma contro pietre e conchiglie raccolte nel fango. Sono terminate solo a tarda sera le violente cariche della polizia francese contro i migranti ospiti del campo profughi di Calais, nel nord del Paese, nei pressi del confine col Belgio. Un labirinto di tende e capanne costruite con materiali di fortuna, meglio noto come “Jungle”, divenuto un simbolo dell’incapacità dell’Europa di rispondere a chi fugge da guerre e povertà. Da giorni la tensione è di nuovo alta, dopo la notizia dell’imminente sgombero da parte delle autorità, che dovrebbe iniziare il 24 ottobre. Secondo l’ultimo censimento, sono almeno 6.500 i rifugiati e i richiedenti asilo che vivono qui, anche se per gli operatori umanitari il numero sarebbe più vicino a 10.000, di cui oltre mille minori non accompagnati. La maggior parte vengono da Afghanistan, Sudan ed Eritrea, e molti, sempre di più, dalla Siria. In tanti ogni giorno cercano di raggiungere il Regno Unito nascondendosi sotto i camion che attraversano il tunnel della Manica. Il piano di Hollande prevede di evacuarli dalle tendopoli e di collocarli nei 160 centri di accoglienza sparsi in tutta la Francia, che dispiegherà 3.000 agenti nell’operazione. Ma i residenti della Jungle, dicono le ONG, oltre a non poter scegliere la loro destinazione, non sono stati messi al corrente di come e quando avverrà lo sgombero. Intanto il Governo britannico fa sapere che circa 300 minori non accompagnati, soprattutto siriani e afgani, saranno trasferiti nei prossimi giorni dal campo di Calais al Regno Unito. Alcuni di loro, in base alle regole europee sulla ricongiunzione familiare, hanno il diritto di entrare in Gran Bretagna, dove risiedono i loro genitori o parenti, mentre per quelli che non ne hanno nel Paese sarà invece adottata una speciale procedura di registrazione.

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