Steve Jobs, cinque anni fa l'addio al fondatore della Apple

“Stay hungry. Stay foolish. I’ve always wished that for myself”. Genio visionario, pioniere, sognatore, ma anche, per alcuni, un uomo arrogante, spietato, folle. Sono passati cinque anni da quando Steve Jobs, il fondatore di Apple, veniva ucciso da un tumore al pancreas e su di lui si è detto di tutto, alimentando il mito. Biografie, bestseller, film sulla sua vita. Da Ashton Kutcher a Michael Fassbender hanno cercato di riportare sul grande schermo quell’andatura, quei vezzi e quel modo anticonformista di affrontare il mondo. Steve Jobs, nel bene o nel male è diventato un simbolo dei nostri tempi, forse un modello. “I musicisti suonano uno strumento, io ho tutta l’orchestra”. Ha creato il culto dell’hi-tech, coniugando tecnologia a design e praticità. Dal personal computer all’iPod, passando per l’iPad, l’iPhone, iTunes Store, ha saputo rivoluzionare la nostra vita e metterla in una tasca. Oggi la società della mela morsa è la più grande del mondo, con un utile netto di quasi 48 miliardi di euro, stando allo scorso anno. La crescita sta rallentando. Tra problemi fiscali e investimenti sopravvalutati, a Cupertino si punta sull’iPhone 7 per definire la nuova generazione, anche se per molti senza Steve non è la stessa cosa. Milioni le persone che in queste ore si ritrovano sul web, ricordando – remembering – Steve, lasciano in Rete un pensiero, un omaggio alla sua creatività, alla sua passione.

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