Strage moschea, studente accusato di omicidio premeditato

Uccisi perché musulmani, vittime di un attentato terroristico basato sull’odio razziale e religioso. Il giovane Primo Ministro canadese Justin Trudeau non ha usato mezzi termini per descrivere la strage avvenuta domenica scorsa in una moschea di Quebec City, che ha provocato la morte di sei persone e il ferimento di altri diciannove. Lui, che ha fatto della politica delle porte aperte il suo manifesto in un Paese che resta tra i più tolleranti al mondo, si trova adesso a sfilare dietro uno striscione che parla di solidarietà nei confronti dei musulmani. Tra la neve che cade e si accumula a terra, i canadesi sul luogo dell’attentato rendono omaggio alle vittime accendendo ceri e lasciando fiori. “Tutti con voi”, recita un cartello. “Tutti i canadesi condividono la stessa angoscia”, ha commentato il Ministro della pubblica sicurezza Ralph Goodale. Ma le cose non stanno esattamente così. Anche nel Paese che ogni anno accoglie 300.000 migranti e migliaia di profughi l’estrema destra fa proseliti. Intanto le indagini vanno avanti. Alexandre Bissonnette, lo studente ventisettenne di scienze politiche arrestato per l’attacco, è stato ufficialmente incriminato per omicidio premeditato e tentato omicidio. Il giovane, che sui social network si era professato ammiratore del Presidente americano Donald Trump e della leader del Fronte Nazionale Marine le Pen, è stato arrestato dalle forze speciali canadesi a una ventina di chilometri dal luogo dell’attacco, dopo aver chiamato la polizia dichiarandosi pronto alla resa.


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