Uragano Matthew, oltre 25 morti nell'area caraibica

I suoi venti in queste ore soffiano a 185 chilometri all’ora. Queste le ultime rilevazioni fatte dal Centro Uragani di Miami, mentre Matthew, una delle tempeste più potenti degli ultimi decenni, si prepara ad abbattersi sulla costa orientale degli Stati Uniti, colpendo prima la Florida, poi, via via, Georgia, Sud Carolina e Nord Carolina. Si è indebolito rispetto a quando ha toccato Haiti e la Repubblica Dominicana, dove la sua devastazione è stata imponente e dove ora si fanno i conti con i danni e i potenziali rischi igienico-sanitari, con oltre 30.000 sfollati e più di venticinque vittime. Ancora non è possibile, però, prevedere quale sarà la sua potenza distruttiva, una volta toccati gli Stati Uniti. Bastano infatti pochi chilometri di spostamento verso l’interno della sua traiettoria, per cambiare radicalmente scenari. Non a caso le evacuazioni sono state e si annunciano imponenti negli Stati sul suo cammino. Solo in Florida sono 1,5 milioni le persone che si trovano in zone a rischio, e sulla costa già sei ospedali sono stati svuotati e i pazienti trasferiti in rifugi sicuri, o in altri centri sanitari più all’interno. Chiuso anche il Centro della NASA di Cape Canaveral. In totale, quasi 9 milioni di americani vivono in aree che sono in stato di allerta in queste ore. Il panorama è spettrale anche sul lungomare di Miami, dove tutti i negozi, i bar e i ristoranti sono rimasti chiusi già da ieri sera. Presi d’assalto poi i supermercati, le stazioni di servizio per fare rifornimento di cibo, acqua e carburante. Lo stesso Presidente Obama, d’altronde, visitando la Protezione civile nazionale ha chiesto a tutta la popolazione di non sottovalutare i rischi di questa tempesta, ed evacuare per tempo, perché le case si possono ricostruire, ma le vite umane no.

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