Venezuela, pugno di ferro contro militari ribelli

È stato stroncato sul nascere il dissenso dei soldati di Valencia, a 160 chilometri da Caracas, nel Venezuela più devoto al sogno della rivoluzione bolivariana. La sollevazione contro i discussi piani di riforma del Presidente Maduro e la contestata Assemblea Costituente mostra, però, crepe profonde nel sin qui illimitato appoggio dei militari alla nomenklatura di Governo. Maduro, erede designato da Chávez per il proseguo della rivoluzione bolivariana in Venezuela, in diretta tv ha chiesto il massimo della pena per gli autori del complotto che, senza indugio, ha definito atto terroristico. Tesi contrastanti si sono rincorse per tutta la giornata su quanto stesse accadendo alla caserma di Fuerte Paramacay, nello stato di Carabobo, dove una ventina di militari dissidenti ha preso il controllo della base militare. A Caracas si è accreditata la convinzione che l’azione del Paramacay sia l’ennesimo segnale di contrasto all’interno delle forze dell’ordine, ma per altri la cospirazione anti-Maduro è stata solo una messa in scena per reprimere, ancora una volta, l’opposizione. Nelle stesse ore Ramón Rivas, dirigente dell’Avanzada Progresista, una delle molteplici formazioni di cui si compone il MUD, è stato freddato in strada durante una manifestazione a sostegno dei militari ribelli. “Una settimana fa abbiamo vinto con i voti”, ha detto in tarda serata il Presidente Maduro, riferendosi all’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente. “Oggi, pensando ai militari ribelli, è stato necessario vincere il terrorismo con le pallottole”.


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