Viaggio nel Wyoming schierato con Trump

Energia, opportunità, comunità. Lo slogan cittadino racconta lo spirito e la missione di Wright: 1807 anime nel nord est del Wyoming, lo Stato meno popoloso di tutta l’Unione, con i suoi 500.000 abitanti, tra grandi pianure e montagne rocciose, lì dove si sono amati i cowboy di Brokeback Mountain e uccisi gli otto di Tarantino. Uno spirito e una missione messi a dura prova dalla politica energetica di questa Amministrazione, dal prezzo del petrolio crollato, dalle miniere che fanno bancarotta. Nella contea che ospita Wright ci sono almeno dodici miniere. Le stazioni di carbone, petrolio, uranio e gas rappresentano tra il 60 e il 70 per cento del prodotto interno lordo del Wyoming, che sta cercando di diversificare la sua economia, ma sono sforzi che al momento impallidiscono di fronte ai posti di lavoro a rischio o a quelli che già sono stati persi. Nello Stato, oggi, c’è aria di recessione. Wright 59, un tempo un’arteria fondamentale, è desolata. Quello che un tempo era un centro pieno di pendolari nelle loro roulotte e camionisti di passaggio si sta trasformando in una città fantasma. Mike è originario dell’Ohio, vive qui da trent’anni. È riuscito – mi dice – a salvarsi appena in tempo. Lavorava nelle miniere di carbone. È andato in pensione anticipata a luglio, ma è preoccupato per la sua famiglia. “L’8 novembre voterò Donald Trump, certo”, annuisce convinto; “Hillary non solo dovrebbe essere in galera – dice – ma se dovesse vincere lei non ci sarebbe più futuro per noi. Ha già detto che chiuderebbe le miniere e il suo pensiero è condiviso”. È la città più conservatrice nello Stato più conservatore. A Wright l’85 per cento degli elettori si definisce “repubblicano”, e lo dimostrano anche le magliette in vendita nell’unico spaccio nell’arco di trenta chilometri, che è anche un ristorante e un caffè. Ve ne facciamo vedere un paio. Qui ce n’è una che inneggia al 20 gennaio 2017, l’ultimo giorno da presidente di Barack Obama. E poi, ancora: “Il secondo emendamento e la mia licenza di portare armi è stato rilasciato nel 1791. Non scadrà mai”. Regina gestisce lo spaccio e riassume le preoccupazioni dei suoi concittadini: da un lato, l’economia locale; dall’altro, l’impressione che si stia snaturando l’essenza stessa dell’essere americani. Sullo sfondo, presenza costante, il disprezzo per Hillary. Regina è indipendente. Voterà – dice – per il meglio e voterà per Trump. “Io spero solo che non vinca lei. Con lei sarebbe tutto finito” sospira, invece, Gina, mentre ci mostra i cimeli del passato da pionieri ed esploratori, un passato che si ritrova nell’unico settore ancora florido dell’economia locale, ovvero l’allevamento di bufali. Visitiamo il range con Bud che lavora qui dal 1984: “Il Wyoming è repubblicano – ride – e questo dice tutto”. Anche a chi andranno l’8 novembre i suoi tre grandi elettori.


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