A Roma vertice euromediterraneo sui migranti

Basta guardare i numeri per avere subito l’immagine di un flusso senza fine. Il 31 per cento in più rispetto all’anno scorso, che diventa l’80 per cento se si guarda a due anni fa. Dal 1° gennaio ad oggi sono più di 18.000 i migranti sbarcati lungo le nostre coste, migliaia di persone che, nonostante gli annunciati controlli in più e l’aumento dei progetti di cooperazione, sono comunque riuscite a raggiungere l’Italia. È la fotografia di un’emergenza senza fine e, soprattutto, di un ritardo nell’assunzione di una responsabilità collettiva che vede nell’Europa il principale imputato. Lo dicono, più o meno apertamente, i Governi del gruppo di contatto con l’Africa, che a Roma hanno riunito i loro Ministri dell’interno. Prioritario l’accordo con la Libia, da cui parte il 90 per cento dei migranti verso il vecchio continente. Un’intesa voluta dal nostro Paese, che deve, però, fare i conti con il caos politico e militare che scuote il Governo di al-Serraj, il cui arrivo è stato incerto fino all’ultimo. Nel faccia a faccia con Gentiloni, il premier libico ha ribadito ciò di cui avrebbe bisogno: mezzi, infrastrutture, navi, sistemi radar, per un valore di oltre 800 milioni di euro, soldi che l’Europa avrebbe già messo da parte, ma che, per essere spesi, dovranno trovare il consenso di tutti. “Noi siamo consapevoli che il fenomeno dei flussi migratori dall’Africa verso l’Europa non si esaurirà d’incanto, dall’oggi al domani. Chi promette miracoli, da questo punto di vista, rischia di confondere o illudere la nostra opinione pubblica”. Oggi come oggi, il primo obiettivo resta stroncare il modello criminale di business dei trafficanti di esseri umani. Per questo, servono investimenti per creare condizioni migliori laddove le partenze avvengono, con la consapevolezza che la gestione dei flussi migratori è una sfida che richiederà anni e anni di lavoro.

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