Banca Etruria, indagato padre di Maria Elena Boschi

Indagato è una cosa. Rinviato a giudizio un’altra. Da qui parte l’ultimo polverone attorno al caso Banca Etruria, che si arricchisce di colpi di scena il cui rumore viene amplificato e rilanciato dalle dichiarazioni dei politici già in campagna elettorale e impegnati a lanciarsi invettive a 360 gradi. Il Procuratore di Arezzo, Rossi, al centro di una bufera dopo le sue dichiarazioni in Commissione banche su Pierluigi Boschi, ora scrive al Presidente Casini e chiarisce la sua posizione, definendo gravemente offensive le accuse che gli vengono rivolte. Della sua audizione giovedì scorso si è parlato per giorni, perché Matteo Renzi e il PD avevano cantato vittoria e criticato i detrattori perché il magistrato aveva espresso critiche a Bankitalia e avrebbe escluso coinvolgimenti giudiziari del padre di Maria Elena Boschi. Viene fuori, ora, che invece è fra gli indagati non per bancarotta, ma per falso in prospetto, in sintesi per avere fornito informazioni non complete nelle offerte di titoli fatte ai potenziali investitori. Quindi, le opposizioni attaccano, chiedono il deferimento di Rossi al CSM, dicono che ha nascosto notizie importanti, ricoprono di contumelie il PD, che difende le sue posizioni e ricorda di averla voluta lui la Commissione banche. Ed ecco che il Procuratore Rossi scrive a Casini e contrattacca: “Mai detto che Boschi non fosse indagato. Anzi, quando me l’hanno chiesto ho annuito, ma ho risposto alle domande e detto che non era rinviato a giudizio”. Le domande, fra l’altro, provenivano da Villarosa dei 5 Stelle, Movimento in prima linea ora nell’attaccare a testa bassa il magistrato. A questo punto, il Presidente della Commissione, Casini, comunica di giudicare la lettera di Rossi chiara ed esauriente e il PD fa sapere che già nelle prossime ore chiederà una nuova audizione del magistrato.


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