Crisi governo: al Quirinale Grasso, Boldrini e Napolitano

Compleanno della nonna, PlayStation con i figli. Mentre al Quirinale si aprono le consultazioni, Matteo Renzi passa la giornata in famiglia, la prima dopo la batosta del referendum, la prima da Presidente dimissionario. Poche telefonate, qualche sms. Ciò che doveva dire lo ha detto, ora attende di capire quali saranno le indicazioni degli altri partiti. Per Renzi le strade restano due: il voto appena possibile o, in alternativa, un governo la cui responsabilità, però, cada su tutti i partiti. Nel suo orizzonte non sono al momento contemplati reincarichi, non perché esisterebbe una chiusura a prescindere, ma perché, per un’opzione del genere, dovrebbero determinarsi condizioni specifiche, a cominciare dalla volontà della maggioranza delle forze politiche di andare alle urne non appena la Consulta avrà stabilizzato il quadro della legge elettorale. In poche parole, gli dovrebbe essere chiesto di fare quello che considera un sacrificio politicamente penalizzante. L’ala renziana del PD ripete che non si può restare in stallo e che bisogna ripartire il più presto possibile. Marco Di Maio cita Andreotti: “Non c’è bisogno di un governo per tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia”. Meglio votare subito. Ma il nodo ora è capire quali saranno le indicazioni che i partiti daranno al Capo dello Stato, le disponibilità vere, quelle che sfuggono alle dichiarazioni ufficiali.


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