Duello Berlusconi-Renzi sulla legge elettorale

Su una cosa sono d’accordo: il matrimonio politico sarebbe meglio evitarlo. Nel giorno delle interviste parallele, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi arrivano alla stessa conclusione, ma il primo insiste su una legge maggioritaria con il Mattarellum, che “serva ad evitare inciuci, governissimo e larghe intese tra noi e Forza Italia, che non servono al Paese e aprono un’autostrada ai grillini”. L’ex Cavaliere invece fa i conti: “se gli italiani non daranno più del 50 per cento a un solo polo, sarà inevitabile accordarsi, ma non è certo il nostro obiettivo”. Gli occhi del segretario del Partito Democratico sono rivolti verso la Consulta: “se dalla Corte verrà fuori un sistema diverso – dice a Repubblica – ci confronteremo con gli altri; col maggioritario, il PD è il fulcro di un sistema simile alla democrazia americana. Con il proporzionale torniamo a un sistema più simile alla Democrazia cristiana”. La sconfitta referendaria del 4 dicembre è ancora lì: brucia, eccome se brucia, tanto che il vero dubbio è stato se continuare o lasciare, confida Renzi. Ma poi uno ritrova la voglia e riparte. Da rottamatore, il segretario vuole diventare l’architetto del nuovo Partito Democratico. Non manca una stilettata velenosa per la creatura di Beppe Grillo: “quei ragazzi sono già divisi, si odiano tra gruppi dirigenti, fanno carte e firme false per farsi la guerra, ma sono un algoritmo, non un partito”. Al Corriere della Sera, Berlusconi ripropone se stesso come leader del centrodestra, fiducioso che la Corte di Strasburgo gli restituirà l’agibilità politica confiscata dalla legge Severino. Forza Italia non intende fare melina sulle elezioni: “noi vogliamo il voto nel tempo più breve possibile – assicura l’ex Cavaliere – ma è necessaria una legge elettorale che consenta, come ha detto il Presidente Mattarella, di andare al voto con un sistema ordinato e razionale”. Questo richiede dei tempi tecnici non brevissimi, purtroppo. Intervistato da Maria Latella, Roberto Fico, del Movimento 5 Stelle, ha fretta di andare al voto. “Il 24 gennaio, già l’abbiamo detto, la Corte presenterà le correzioni, i correttivi sulla legge elettorale Italicum. Per noi si può andare a votare con la legge che esce dalla Corte costituzionale, applicata, come dice anche Mattarella, in modo coerente e uniforme al Senato della Repubblica, e il prima possibile si va al voto”. I grillini rispediscono al mittente l’accusa renziana di essere un algoritmo, e lo esortano a ritirarsi a vita privata, come promesso.


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