Italicum, Renzi: su modifiche, disponibili a vedere le carte

“Non sarà il PD a fare la prima mossa”. Matteo Renzi lo mette in chiaro e si siede al tavolo coprendo le carte, in attesa che siano gli altri a scoprire le loro intenzioni sull’Italicum. “Altrimenti – dice il Premier – faremo la fine del carciofo con gli altri che dicono sempre e solo ‘no’”. Wait-and-see, dunque, aspettiamo e vediamo quali saranno le proposte. “L’iniziativa che noi possiamo prendere non è una nuova legge elettorale, ma è quella di dare la disponibilità vera, sostanziale, puntuale, nel rapporto con gli altri partiti politici, ad andare a vedere le carte. Vediamo se sono davvero disponibili a cambiare la legge elettorale e in che forma”. Parole che agitano la minoranza interna del PD, che si aspettava, anzi, un’accelerata ed una iniziativa del Premier. A far discutere anche la precisazione che si punta su modifiche, corpose quanto si vuole, ma sempre modifiche e non di una nuova legge elettorale riscritta da capo a piedi. Per le opposizioni il Premier è un consumato attore del teatrino della politica. “È lui che ha detto che si può cambiare, che si deve cambiare, che è utile cambiare. Chi la propone? Certamente non il centrodestra. Abbiamo approvato una mozione in cui diciamo che se ne parla dopo il referendum, dopo la vittoria del no. Certamente non il Movimento 5, certamente non la sinistra, SEL, Sinistra Italiana. Chi la propone? Sua nonna?”. “Renzi ormai non fa neppure più finta di essere il Presidente del Consiglio e di provare a governare. Altro che spersonalizzazione! Si è lanciato in una campagna surreale e irresponsabile sul referendum costituzionale e a ciò si aggiunge il teatrino sulla legge elettorale”. La Direzione del PD di lunedì prossimo probabilmente sarà dirimente per capire quale strada intende seguire il partito dopo che Renzi ha sterzato sulla strada delle riforme; un cambio di direzione necessario perché in due mesi ci si gioca vent’anni con il referendum e la legge elettorale, ripete Renzi, “non è importante quanto il voto del 4 dicembre”. Stessa visione per il Ministro dell’economia Piercarlo Padoan, che è sicuro: “Se vincerà il no, ci sarà una crisi di sfiducia”.

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