Legge elettorale, si fa strada il premio alla coalizione

Aspettando la Consulta. Mica è un dovere, per carità. Il Parlamento sarebbe più che legittimato proprio dalla Costituzione a fare da solo sulla legge elettorale, ma ormai l’idea che si diffonde e si pratica è che la prospettiva di elezioni a giugno si vada dissolvendo e quindi tanto vale aspettare il verdetto e le motivazioni della Corte, che il 25 gennaio ha bocciato l’Italicum. Verdetto e motivazioni che i giudici costituzionali leggeranno giovedì prossimo e renderanno pubbliche, pare, tra il 13 e il 14 febbraio. Il tutto potrebbe essere assai rilevante per l’azione del Parlamento. Nella sentenza troverebbe spazio, secondo indiscrezioni, pure il monito, già del Presidente della Repubblica, ad armonizzare le due leggi elettorali attualmente in vigore per Camera e Senato, entrambe frutto dei giudici della Consulta. Se è vero che la prospettiva di elezioni si allontana, allora tanto vale usare calma e gesso con la legge elettorale, ammettendo che la fretta può essere, come è già stata, cattiva consigliera. D’altra parte, il rischio di scissione nel PD pare stia convincendo Matteo Renzi a vestire gli inconsueti panni del mediatore, con tanto di incontri tra i vari leader del Nazareno, Bersani e Speranza in primis. Già visti Andrea Orlando e Gianni Cuperlo, da vedere i renziani o quasi Franceschini, Delrio e Martina. Gli incontri con Speranza e Bersani sarebbero poi indispensabili per un rammendo che possa reggere davvero alle varie spinte scissioniste, prima della direzione del 13 febbraio. Gli avversari di Renzi sono tanti, con in prima fila Michele Emiliano. Ieri a Sky TG24 il Governatore pugliese ha esplicitamente invitato Renzi alle dimissioni. Ma a quale legge elettorale servirà il clima di maggiore riflessione? Crescono le chance di un premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista. Franceschini ne è un grande sponsor, i bersaniani pure, Orfini non lo vuole. Però, fuori dal PD piace, e molto, a Forza Italia e ai centristi di maggioranza. Lega e Fratelli d’Italia non sono contro, mentre forte è il no dei 5 Stelle che coltivano il sogno del 40 per cento da soli, con conseguente premio di maggioranza e governo del Paese senza alleati. Al loro interno il candidato senza rivali per Palazzo Chigi appare Luigi Di Maio, nonostante la complicata vicenda Raggi di cui il Vice Presidente della Camera è sempre stato grande sponsor. A destra si dice che Berlusconi accarezzi l’idea di Luca Zaia Premier, un po’ per il profilo tutto sommato moderato del Governatore veneto, un po’ per mettere il nemico in casa Salvini, con cui i rapporti restano complicati. Ma il Matteo leghista difficilmente rinuncerà alle primarie convinto di vincere.


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