Referendum e Italicum, la minoranza Pd si divide

Era partita un po’ sotto il segno dell’incertezza questa settima Leopolda, l’incertezza sulla tenuta del Pd all’approssimarsi del voto sulle riforme. Ebbene, la seconda giornata porta un elemento di chiarezza, nel senso che la minoranza del Partito, alla fine, si divide: Gianni Cuperlo imbocca una strada diversa da quella di Pierluigi Bersani e Roberto Speranza. L’ex Presidente del Pd, infatti, decide di firmare il documento sull’Italicum preparato dalla Commissione creata dal Partito per disegnare le modifiche alla legge elettorale, avviandosi, così, verso il “sì” al referendum. “C’è un passo in avanti su alcuni punti che io stesso avevo indicato” spiega Cuperlo “come il superamento del ballottaggio e la scelta dei collegi”. Per l’altro pezzo della minoranza, invece, è solo una paginetta fumosa. La notizia arriva mentre sul palco il Ministro Maria Elena Boschi, coadiuvata da alcuni costituzionalisti, smonta pezzo a pezzo le ragioni del “no” alla riforma: “C’è una cosa bellissima: la parola finale spetta a voi il 4 dicembre. Quindi, questa è una riforma che scrivono i cittadini e le cittadine italiane votando al referendum, perché il referendum è decisivo. Tutto questo lavoro di due anni non vale niente, non diventa realtà se non ci impegniamo tutti per far vincere il ‘sì’ il 4 dicembre. Quindi, questa riforma la scriviamo noi, non gli speculatori banchieri. I cittadini e le cittadine italiane”. Roberto Speranza sull’Italicum non cede: “Serve una nuova legge, non una traccia di intenti generica e ambigua che non cambia le cose”. La scelta del “no” al referendum appare, dunque, irreversibile. Renzi prepara l’intervento di chiusura e, intanto, qualche pizzico scappa: “In molti hanno votato la riforma. Poi cambiano idea. Se cambiare idea è segno di intelligenza, ci sono tanti geni in Italia”. D’altronde, lo aveva detto il premier: “Domenica mi tolgo qualche sassolino dalla scarpa”.

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