"Born to Run", l'autobiografia di Bruce Springsteen

Bruce Springsteen si sente un italiano. Lo si scopre tuffandosi nella prosa nitida, senza filtri, creata stavolta non per il tappeto di note delle sue canzoni, ma per un’autobiografia. “Born to run” non è soltanto uno dei brani più famosi del boss. “Nato per correre, ma anche per scappare” è il libro appena uscito, in contemporanea mondiale, in cui il musicista si racconta in maniera inedita, coraggiosa, sorprendente. Una stella del rock partita dai marciapiedi del New Jersey, di origini italiane, che si sente irrimediabilmente italiano. Nipote di nonno Antony, sbarcato in America da Vico Equense in cerca di fortuna. The boss agli italiani da del “noi” quando dice: “Noi italiani teniamo duro finché non cedono le ossa. Balliamo, urliamo e ridiamo finché non ce la facciamo più”. Sceglie una libreria della sua terra natale per il lancio del libro, in cui mette nero su bianco la sua carriera, ma anche affetti e dolori. Il suo difficile rapporto con il padre, da cui ha ereditato il narcisismo, la rigidità, l’istinto di isolarsi, un’eredità pesante, compresa la depressione che − racconta nel libro − arriva strisciando e ti salta addosso. La combatte da quindici anni con antidepressivi, grazie all’aiuto di Patti Scialfa, sua moglie dal 1991, una donna che ama da una vita, ma che ha rischiato di perdere perché a volte non sopportava di essere amato, ma che è ancora al suo fianco, come sua mamma Adele, italiana anche lei, forte, silenziosa, che a novant’anni ha ballato con lui sul palco del concerto a Londra nel 2013. A lei ha dedicato il brano “The wish”, il ricordo della sua prima chitarra comprata a rate di nascosto dal papà.

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