Cibo e cultura al Salone del Gusto di Torino

Se il cibo è cultura, al Salone del Gusto di Torino si viene anche per imparare. Per la prima volta la manifestazione esce dai confini del Lingotto e invade pacificamente la città. La kermesse, organizzata da Slow Food, fino al 26 settembre fa incontrare a Torino un esercito di amanti del cibo buono e giusto. “Mille volontari che lavorano, una rete di Terra Madre da 140 Paesi, che vengono con i loro prodotti, con la loro umanità. Tutto questo fa parte di quelli che io chiamo i beni relazionali, che sono molto importanti”. Il Parco del Valentino è il cuore dell’evento, ma sono tantissimi gli angoli di Torino dove si possono assaggiare, sperimentare, acquistare prodotti non sempre a portata di mano. Centinaia di migliaia i visitatori attesi, oltre centoquaranta i Paesi rappresentati. Ognuno qui porta con sé una storia da raccontare, attraverso le risorse della terra e del mare. “Cerchiamo le specialità di altri Paesi, di altre regioni”. “C’è tanta roba buona da assaggiare e uno sperimenta tutte le cose, senza girare per forza tutta l’Italia”. “Che cosa propone il mercato, ma soprattutto i mercati sudamericani”. “Sono un produttore, quindi sono venuto a confrontarmi con i miei colleghi”. “Assaggiare dei prodotti nuovi, particolari, diversi, che non sono quelli standardizzati”. “Il riso rosso è la specialità del Madagascar, che mangiamo tre volte al giorno, la mattina, il mezzogiorno e la sera”. “Ho chiuso la carrozzeria apposta per venire qua”. “Eh, addirittura!”. “Sì, sì”. “Trasmette una voglia di viaggiare che è imparagonabile a qualsiasi esperienza”. Il fil rouge del Salone del Gusto è legato a un sogno: cambiare il mondo attraverso il cibo.

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