Youth4Climate, attivisti e politica tra confronto e tensioni

30 set 2021

" Necessario è abolire, A-B-O-L-I-R-E l'industria dei combustibili fossili rapidamente immediatamente con un face-out totale. Nel 2030 al più tardi assicurare una transizione giusta e decentralizzata. Rendere accessibili urgentemente dei fondi che possano supportare la partecipazione dei giovani nei processi decisionali con l'implicazione ai cambiamenti climatici a tutti i livelli. Importantissima è l'educazione andare veramente ad educare tutte le parti della nostra popolazione perché tutti possano intraprendere azioni in favore del problema del clima. Quando dico che questo dovrà accadere a COP26, noi intendiamo per la fine del processo di COP, quando i nostri leader saranno seduti nelle loro poltrone di lusso della Business Class degli aerei, dovranno aver già fatto tutto questo grazie". Alla Youth for Climate, i giovani di tutto il mondo hanno portato una girandola di battaglie ed istanze; ad ascoltarli la politica accusata di essere rimasta inerme troppo a lungo. Non è stato un confronto pacifico quello tra attivisti e politici a cominciare dall'inizio da quel discorso di Greta Thunberg contro i bla bla bla della politica che si è tenuto qui così come si è tenuto qui il discorso conclusivo durante l'ultima conferenza di Mario Draghi durante la quale è andata in scena una vera e propria protesta; una protesta che è stata subito fermata dei membri della sicurezza. I ragazzi, gli attivisti che hanno partecipato sono stati fermati e controllati. Una tensione continua che poi non si ferma ed esce fuori da questo edificio nelle strade, nelle piazze, continuerà per altri 2 giorni. Tuttavia i due mondi si sono parlati; la svedese Greta Thunberg, l'ugandese Vanessa Nakate, l'italiana Martina Comparelli hanno incontrato il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Dopo, però, i Fridays for Future hanno ribadito la loro distanza. Collaborazione sì, ma ad alcune condizioni precise. "Possiamo parlare con i politici, possiamo essere accolti, possiamo essere trattati bene perché alcuni di noi sono ritenuti attivisti speciali, star activists, però il punto è che non ci possono dividere. Andiamo ovunque a comunicare la stessa cosa, ovvero, che siamo in una crisi climatica".

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