Addio a Kobe Bryant, il ricordo di Reggio Calabria

La Viola in quegli anni, parliamo degli anni ottanta, era l'unica ciambella di salvataggio, la porta verso la salvezza della città. Una città squassata dalla guerra di mafia, di ‘ndrangheta e non solo e quella Viola rappresentava il riscatto, rappresentava il simbolo di una regione che ce la poteva fare e Kobe Bryant, che aveva soltanto 7/8 anni, l'anno in cui venne qui appreso a suo padre che giocava in quella Viola era ed è tuttora il piccolo Kobe, il figlio di Joe. Era un ragazzo molto simpatico, garbato con quel viso sempre dolce, quegli occhioni, voleva sempre la palla voleva sempre tirare. Litigava con il figlio di Ubis perché non gli passava la palla e poi ero anche molto amico con i genitori. Andavo spesso a prenderlo e portarli in palestra. Il padre era un campione. Ricordo una partita a Pescara, un dirigente accompagna a vedere questo giocatore che ne fece 69 dopo due supplementari. Sicuramente il padre ha trasmesso qualcosa al figlio. Questa è la foto storica lì a Modena, dove si svolgevano le partite e il torneo primavera, Joe che la domenica mattina veniva a seguire molto spesso le partite dei figli. Questa foto ce l’ho proprio… Il ricordo che tengo senza dubbio con molto piacere. Insomma, non ci sono parole.


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